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Riflessione sulla morte


Penso spesso alla morte, non ho paura di sparire per sempre, perché la mia anima sente che non morirò del tutto, cioè, la mia persona, quello che ero si, non ci sarà più se non nel ricordo di coloro che rammenteranno la mia figura umana. Io emigrerò verso altro. Non so esattamente dove, è una sensazione che provo da sempre. Certi giorni anelo di arrivarci subito, sono i giorni della malinconia, dell’estraneità a questa vita. Per fortuna sono solo momenti, certe volte durano giorni, ma dopo ritorno a guardare tutto con occhi diversi, con ottimismo. Quello che mi angoscia di più è non sopravvivere ai miei cari, compresi i miei animali. Mi illudo che loro hanno bisogno di me. So che esiste l’istinto di sopravvivenza, ma il mio egoismo mi fa dire che senza di me staranno male. Tutto passa, me ne accorgo giorno dopo giorno. La gente muore, si fanno le condoglianze si tiene per un poco il lutto, che non è solo esteriore, e dopo, si va avanti, anche la sofferenza si attutisce, si trasforma in qualcos’altro, può avere un nome ben preciso questa cosa: rassegnazione.

Un’altra delle mie preoccupazioni è il non esserci più con la testa, spero vivamente di aver ereditato la lucidità di mia madre che a 85 anni è arzilla e vispa come la Teresa.

E, come diceva il grande Seneca, “non temiamo la morte ma il pensiero della morte”.

In questo frangente mi passa per la mente Mike Bongiorno con la parola che lo caratterizzava “Allegria” e subito dopo, come a voler dare una risposta a Mike, il grande Lucio Dalla che cantava “Quale allegria”.

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